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E infine Santiago. Per la seconda volta dopo quella dell'anno scorso. Prima un pellegrinaggio in bicicletta partendo da St. Jean pie de port per preparare l'impresa di questa estate, ora in kayak iniziando da molto più lontano: il mio Paese, l'Italia. Dopo 2 anni di intensi preparativi e sacrifici, 62 giorni di viaggio, circa 2150 km in canoa e 475 km a piedi, ho raggiunto il mio obiettivo e già mi sento orfano di una madre severa ma che ti permette di assaporare ogni momento della tua esistenza: la fatica. All'ufficio deputato alla certificazione di tutti i pellegrinaggi verso Santiago de Compostela ho avuto la conferma di quello che pensavo. Sono stato il primo in assoluto ad arrivare via mare e con una canoa. Lo stupore le personale dell'ufficio e dei pellegrini che affluivano in continuazione mi ha quasi meravigliato, tanto mi è sembrato normale ogni giorno, per due mesi di fila, dedicare tutto me stesso al raggiungimento dello scopo, mosso più che dalla forza di volonta, dal richiamo fortissimo della bellezza della vita.
Tempo fa, leggendo un articolo in rete, ho tratto un periodo che ho appuntato sul mio block notes e che, in quest'occasione, faccio mio:
“Il mio corpo che si muove segue un filo sottile, dato dal suono che evoca passaggi remoti, movenze ancestrali, ricordi lontani. Inizia un po' rigido finché, dimentico dell'intorno, trova la sua assonanza con l'intimo interiore, E si scioglie, scorda le rigidità, i pesi, i doveri e le segnalazioni, dimentica anche me e il mio pensiero...”*
Il mio corpo, per due mesi, è stato uno strumento attraverso il quale si sono espressi sentimenti antichi quanto l'uomo: la ricerca della Grazia, l'amicizia, l'amore, la solidarietà. Con le mie membra si è mossa un'organizzazione, sono palpitati cuori, sono state scritte parole ed è stata versata anche qualche lacrima.
Dopo la partenza di Isabella mi sono concesso qualche ora per pensare, tornando nella piazza della Cattedrale ed accovacciandomi in mezzo agli altri pellegrini, tra le colonne. Ho visto la gioia di chi arrivava in quel momento, i loro sguardi pieni di stupore e di felicità alla vista della Chiesa, ho sentito sulle mie spalle gli abbracci ed ho goduto insieme a loro, strigendomi idealmente a tutti i miei cari. Ho provato anch'io la stessa tenerezza che altri, probabilmente, avranno avvertito ieri osservando l'improbabile ingresso in piazza di un canoista scuro, sottile, con le guance scavate e con la sua imbarcazione ammaccata trascinata al laccio su di un carrello. Un cavaliere e il suo destriero, provati dai chilometri e dal sole ma con l'azzurro del mare nel cuore e all'impossibile ricerca dei confini dell'Amore.
Mi dedico questa ultima puntata del Diario della traversata, come ci si dedica con soddisfazione un bicchiere, condividendo il dolce sapore della Vittoria con chi mi ha permesso di essere qui: la mia famiglia, gli sponsors, Costantino Costantini, Rosita Di Monti, Attilio Falchi, Isabella Cercaci e Ingrid Esposito, che cura meravigliosamente da 4 anni il mio sito internet.
Ultreya e suseya,
Mirko.
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